Focus sui Mutamenti del Clima terrestre

Focus sui Mutamenti del Clima terrestre


Molti fenomeni climatici e territoriali strettamente legati si stanno evidenziando con effetti distruttivi nelle settimane di fine estate 2017 (come già recentemente accaduto soprattutto in anni di persistente canicola). Non fenomeni nuovi, questo no, tuttavia molto intensi e maggiormente frequenti… non sembra scorretto leggerci una diretta conseguenza sia del surriscaldamento atmosferico terrestre sia di una gestione molto invasiva del territorio, che tende ad urbanizzarsi sempre più.

 

– Le temperature medie terrestri si stanno alzando sia in atmosfera sia nei mari, originando ad esempio uragani e trombe d’aria più potenti e frequenti, fenomeni climatici che possono accumulare più energia rispetto al passato e scaricare maggior forza distruttiva al suolo. Temperature che provocano oggi un più graduale ed intenso scioglimento dei ghiacciai di montagna (in progressivo ritiro dalle quote inferiori, e riduzione di spessore a quelle superiori) lasciando libere masse detritiche e rocce che rischiano di crollare a valle; lo stesso accade per gli strati superficiali di terreno montano ai quali viene a mancare l’azione consolidante del permafrost = la miscela di terra umida congelata, che si sfalda col maggior calore ricevuto. Osservando le piogge molto intense che seguono le estati canicolari (per esempio 2015 e 2017), esse producono effetti distruttivi gravissimi in un territorio molto più urbanizzato di un tempo: in borghi e città il terreno completamente occupato da edifici a stretto contatto offre meno possibilità di smaltimento delle acque che vengono costrette in limitate aree stradali, col risultato di aumentare in pressione e livello; non va dimenticato poi che spesso i corsi d’acqua sono stati incanalati a monte, privati delle aree golenali di esondazione, così da riversare l’intera portata sulla città o villaggio situati più a valle, come si osserva spesso in cittadine costiere con colline alle spalle. Pare evidente che fenomeni climatici di maggior potenza, confrontati con un utilizzo eccessivo od improprio del territorio, provocheranno in futuro sempre maggiori danni.

 

– Quali sono i meccanismi che portano un così notevole surriscaldamento dell’atmosfera terrestre e dei mari, con le conseguenze che stiamo subendo? Nel corso del secolo ventesimo si sono moltiplicati esponenzialmente i consumi di combustibili fossili per ricavarne energia: gli scarichi della combustione hanno riversato nell’atmosfera una quantità inimmaginabile di gas ad effetto serra. Il fenomeno provoca una diminuzione del raffreddamento notturno globale della Terra rispetto ai secoli precedenti, con conseguente aumento della temperatura media atmosferica e marina. L’aumento di effetto serra atmosferico viene poi rinforzato anche dall’abbattimento di grandi superficie forestali per ottenere aree agricole: così diminuisce la quantità di gas che globalmente viene assorbita dalle piante (principalmente l’anidride carbonica CO2 che fa parte del ciclo vitale arboreo). Anche la quota di assorbimento offerto delle acque oceaniche diminuisce rispetto a quanto ne aveva in passato, quando l’acqua era relativamente più fredda: e gli effetti si auto-alimentano, i gas di combustione hanno l’effetto di alzare la temperatura media terrestre mentre il riscaldamento che ne consegue contrasta il riassorbimento “naturale” dei gas. Per finire ricordiamo anche le grandi masse di gas ad effetto serra prodotte dall’allevamento animale intensivo, particolarmente il metano prodotto dalla digestione dei bovini.

Qualora non vengano in qualche modo assorbiti al suolo, tutti i gas-serra prodotti dalle attività umane si riversano nell’atmosfera provocandone il surriscaldamento che incide sul clima terrestre, modificandolo.

 

Da tempo si stanno affrontando questi problemi che avevano cominciato ad emergere pubblicamente nella loro gravità almeno dal vertice mondiale di Rio de Janeiro del 1992 sullo stato del Pianeta Terra. Il protocollo d’intervento fissato a Kyoto nel 1997 non aveva sortito molti risultati se non quello di prendere coscienza dell’esistenza del problema: ma troppi paesi costretti da interessi particolari avevano glissato, rifiutando la ratifica del un trattato internazionale proposto. Dopo lunghe e ripetute trattative si è infine giunti al Congresso COP 21 di Parigi sul finire del 2015: lì un protocollo d’intervento mondiale per limitare il surriscaldamento terrestre (e le conseguenti modificazioni di Clima e di stato della Terra) era stato redatto e votato all’unanimità, successivamente firmato dalla quasi totalità delle Nazioni del globo. Purtroppo, complice qualche importante rinuncia successiva ed anche una certa libertà procedurale lasciata agli stati firmatari, gli obiettivi prefissati dagli accordi di Parigi sono ancora piuttosto in là da venire nonostante l’urgenza necessaria (siamo già in ritardo oggi di una trentina d’anni dai primi evidenti allarmi).

Concretamente ci sono sì progetti in corso d’opera, e molti propositi anche positivi (come ad esempio quello dei paesi che stanno predisponendo l’abbandono dei motori automobilistici a combustione); certe politiche aziendali e nazionali, pilotate sia dalla convenienza sia da una certa etica ambientale sia dalla parola data nel COP 21, porteranno finalmente a dei cambiamenti positivi; ed anche gli aiuti internazionali ai paesi economicamente svantaggiati si stanno riversando su progetti utili a limitare i danni: addirittura esistono centri di competenza che insegnano comportamenti e politiche ambientalmente virtuose. Basterà tutto questo?

Il problema è che ci si trova confrontati con progetti che avranno effetto a lungo termine, mentre l’urgenza è incombente: di più, era urgente già alcuni decenni fa! Quel che sembra ancora mancare è un programma di coinvolgimento delle singole persone… una persona, una famiglia, un’azienda, può da sola certamente fare poco ma quel poco di milioni di persone sarebbe molto già subito. Le persone si coinvolgono interessandole al problema in maniera curiosa, costruendo progetti di divulgazione propositiva, mostrando gli aspetti immediatamente positivi di un cambiamento di mentalità, focalizzando anche le opportunità economiche di certi comportamenti, compreso un certo risparmio “di borsellino”. Vogliamo provarci?

 

Poscritto: limitandosi al caso italiano dei frequenti allagamenti seguiti a piogge torrenziali… in una recentissima intervista il Ministro per le Infrastrutture ed i Trasporti della Repubblica, Signor Emiliano del Rio, ha rivelato che è disponibile e poco utilizzato un finanziamento di quasi tre miliardi di euro per opere pubbliche di tutela e sicurezza per il Territorio (dunque anche per opere idrauliche di prevenzione e contenimento delle inondazioni e delle frane). Il Ministro ha evidenziato come occorra un impegno di responsabilità dei Comuni in concertazione con Enti tecnici specializzati per la presentazione di progetti concreti coi quali accedere al finanziamento pubblico per la realizzazione. Mica male, no?

 

G. D. – revisione articolo (re-styling) 8 ottobre 2017

Giuseppe

Studi: Liceo Scientifico Legnano; Ingegneria Meccanica – Politecnico di Milano. Progettista e ideatore di meccanismi ed attrezzature oleo-pneumatiche, impianti automatici e robot meccanici industriali.

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