Nulla si crea, tutto si trasforma – Bilancio globale – 2 – il Veicolo elettrico

Nulla si crea, tutto si trasforma – Bilancio globale – 2 – il Veicolo elettrico


Prestando attenzione a come vengono presentate le particolarità del veicolo a motore elettrico, talvolta si leggono pareri focalizzati su di un unico effetto positivo e sul risvolto negativo della medaglia. Pur essendo spesso osservazioni del tutto corrette, sarebbe il caso di allargare sempre la visuale e fare un bilancio globale dei vantaggi e dei problemi che si legano alla tecnologia esaminata – nel caso presente la mobilità a motore elettrico.

Ad esempio, recentemente si è ascoltato il parere di un’economista circa l’abbattimento totale delle emissioni di CO2 nel passaggio da un veicolo tradizionale con motore a combustione interna a quello dotato di propulsore elettrico; e l’osservazione dell’altro lato della medaglia, che mostra: A- la necessità di ampliare la produzione di corrente elettrica, e che B- le emissioni di biossido di carbonio sarebbero davvero eliminate se -e solo se- la corrente elettrica provenisse da fonti energetiche rinnovabili, non dalle diffuse e tradizionali centrali a combustione fossile.

 

Tutto vero!, salvo notare che si tratta di un’osservazione necessaria ma non sufficiente per determinare a pieno la bontà dell’utilizzo delle nuove automobili, osservazione non esclusiva di altri aspetti chimico-fisici positivi che valorizzano ulteriormente la mobilità elettrica prossima ventura. Focalizzare la sola eliminazione delle emissioni di CO2 condurrebbe all’errata tesi che sia inutile utilizzare il veicolo elettrico senza prima aver sostituito le centrali elettriche a combustione fossile con centrali ad energia rinnovabile. In realtà c’è dell’altro, oltre le due singole facce di una sola medaglia.

È dunque indispensabile allargare l’orizzonte delle qualità del nuovo veicolo (lo avevamo già fatto nel corso di tre interventi in successione dal perché al come). Osservare a ventaglio la viabilità su gomma, analizzarne tutte le sfaccettature in un bilancio ampliato, evidenziando TUTTE le altre positività ambientali legate allo sviluppo della mobilità elettrica. Ben sappiamo come i veicoli con motore a combustione fossile siano responsabili -oltre la CO2- di svariati prodotti di scarto nocivi immessi nell’aria. Pur non volendo ripeterci ancora una volta (vedi ad esempio un precedente articolo cui si rinvia “cliccando”), la combustione non è mai totale e rilascia ossido di carbonio CO (=carbonio non completamente ossidato) e residui di carburante non combusto, poi polveri di vario genere che confluiscono nei particolati PM; vengono prodotti anche ossidi di zolfo SOx e di azoto NOx, questi ultimi responsabili nelle calde giornate estive di alti tassi di ozono puntualmente negativi per la salute delle persone. Appare chiaro come abbandonare l’utilizzo di veicoli con motore a combustione alimentato da carburanti fossili, passando a mezzi che riducano o non scarichino tutte quelle sostanze, sia un bel vantaggio.

Così, passare da veicoli a combustione interna a veicoli elettrici sarebbe un toccasana per l’aria delle città intasate di traffico veicolare, anche delle aree attorno le grandi strade di collegamento: il santo varrebbe la candela anche indipendentemente dalla provenienza dell’energia elettrica, quale che sia la fonte energetica utilizzata per produrla. Infatti, pur di ricavare questo grande vantaggio di respirabilità dell’aria, si potrebbe inizialmente (magari a denti stretti) accettare energia elettrica non tutta di origine rinnovabile: nella fase transitoria di passaggio dalle centrali termoelettriche convenzionali a quelle alimentate da energie “verdi” -fase che ovviamente richiederà tempi non brevi, per tanti motivi sia tecnici sia politici- le centrali di produzione della corrente elettrica costituirebbero pur sempre dei grossi nodi localizzati e lì si potrà intervenire più efficacemente con filtraggi od altri sistemi di captazione e stoccaggio delle impurità ora prodotte da milioni di piccole unità mobili (le auto, i camion, gli attrezzi da lavoro portatili…). Non è probabilmente il massimo dell’etica ambientale e della deontologìa gestionale dell’Habitat, ma “è quel che oggi può passare il convento”.

In fondo pare proprio questo il motivo per il quale le grandi aziende petrolifere si stanno avviando al nuovo business delle centraline di ricarica elettrica per le batterie ed anche dei metodi di abbattimento e recupero e stoccaggio del biossido di carbonio CO2: nella fase transitoria sarà difficile abbandonare del tutto i combustibili fossili. Pensare di disporre di tutta energia elettrica del genere rinnovabile prima di passare ai veicoli elettrici appare una chimera, anche per i non ancora risolti problemi di accumulazione e di gestione delle reti elettriche (lo vedremo più avanti, in un articolo dedicato). Osservando la realtà per quel che ci appare, sembra proprio che non sia possibile concretare velocemente soluzioni ambientali tout court: l’obbiettiva difficoltà nella risoluzione di molti grandi problemi creatisi (senza voler cadere nella psicologia delle consuete tesi complottiste, pur riconoscendo la realtà di molti interessi particolari di grandi gruppi di potere) paiono proprio indicare che dovremo procedere forzatamente e parallelamente per gradi successivi.

È peccato concludere la sintesi con il retrogusto amaro di non intravvedere una si spera benefica rivoluzione ambientale nell’immediato -che comunque, come tutte le rivoluzioni, lascerebbe sul terreno tante teste mozzate, specie nei paesi meno sviluppati- Ma, non possedendo certo la sfera di cristallo, siamo qui per farci eventualmente sorprendere in senso positivo.

di Giuseppe Donati

 

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Giuseppe

Studi: Liceo Scientifico Legnano; Ingegneria Meccanica – Politecnico di Milano. Progettista e ideatore di meccanismi ed attrezzature oleo-pneumatiche, impianti automatici e robot meccanici industriali.

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