Dobbiamo provvedere – Cosa è necessario fare …

Dobbiamo provvedere – Cosa è necessario fare …


Salvaguardare l’ambiente vitale si può, tuttavia non è semplicissimo. Cosa si può fare, cosa non si può -almeno per il momento- fare. Quali i limiti? quali le difficoltà?

Se ci informassimo adeguatamente e riconoscessimo l’esistenza concreta di tanti problemi critici per il nostro Ambiente vitale -evitando di schierarci ideologicamente nel negare la nostra responsabilità in tali problemi- saremmo in grado di sintetizzare correttamente come agire per raggiungere risultati positivi. Piaccia o non piaccia siamo costretti a procedere lungo piani scivolosi ma estremamente chiari ed inequivocabili: lo abbiamo focalizzato spesso nel corso delle nostre “chiacchierate” ma possiamo qui affermare che la salvaguardia dell’ambiente vitale (la bio-sfera ed il clima atmosferico) si sviluppa su alcuni grandi temi:

1 – la necessità di azzerare le sostanze scaricate da motori ed attrezzature a combustione fossile (anche quella non fossile, eventualmente in un secondo tempo).

2 – il mantenimento del suolo fertile e forestale: utilizzando per nuovi insediamenti o nuove costruzioni il terreno già inutilmente o malamente occupato, dunque recuperabile. Perché? Perché il suolo fertile e boschivo e forestale permette lo scambio e l’assorbimento delle molecole e polveri presenti nell’aria, permette anche il mantenimento della bio-diversità con la varietà delle specie naturali. Asfalto e calcestruzzo e piastellatura NO, non lo permettono.

3 – la limitazione degli allevamenti intensivi di bovini, praticando un’alimentazione maggiormente variata e dieteticamente curata, senza gli attuali eccessi di carne animale. Sono rare “le fattorie felici” della pubblicità: per lo più esistono immensi carnai dove viene spinta la crescita innaturale con sostanze chimiche di supporto, e dove vengono macellati miliardi di bovini ogni anno. Il metano emesso naturalmente per la digestione bovina ha attualmente un effetto serra paragonabile a quello del traffico veicolare su gomma e del riscaldamento domestico.

4 – evitare il più possibile il ricorso a prodotti di sintesi derivati dagli idrocarburi (tessuti sintetici, plastiche da imballaggio e manufatti in plastica, …) sostituendoli con analoghi prodotti, quelli delle vecchie tradizioni o quelli che già si stanno sviluppando con nuovi materiali ecologici o bio-degradabili: c’è chi già lo fa, e con profitto.

5 – imparare ad evitare le inutili esagerazioni che ci vengono proposte con l’esempio di uno stile di vita sregolato, spesso “insegnato” nei social media da influencer poco seri o privi di etica. Gli eccessi producono sprechi di energia e di materiali oltre ogni ragionevole necessità. Sarebbe il caso di impegnarsi un po’ nel conoscere meglio le proposte che vengono spinte con ossessive presentazioni: apriamo un po’ la mente per prevederne le conseguenze (che spesso riguardano la salute fisica personale, insieme a quella dell’ambiente che ci ospita). Non si vuole qui ideologizzare una qualsivoglia teoria di ritorno al passato o di decrescita programmata… si tratta di agire nei modi più efficaci per evitare gli sprechi ed i “saccheggi” ambientali, agire nella maniera più ragionata ed utile al vero ben-essere personale (lo stare bene). Non si tratta di cancellare quelle positività che hanno ridotto le malattie e l’alimentazione insufficiente (che erano consuete e diffuse anche nei paesi occidentali almeno fino alla prima metà del secolo scorso). Semplicemente si tratta di prestare la necessaria attenzione a non esagerare senza averne la reale necessità. La crescita economica non dovrebbe essere un obiettivo, una sorta di “religione”; pure una eventuale decrescita non dovrebbe essere un obiettivo. L’una e l’altra sono un indice di stato, una misura delle condizioni delle nostre attività economiche sul Pianeta. Cominciamo con l’agire in concreto per le reali necessità delle persone immerse nel loro habitat: solo a posteriori misureremo se sarà stata crescita o decrescita, ma senza avere idealizzato l’una o l’altra come un mantra del progresso.

6 – la produzione e lo smaltimento dei rifiuti è divenuto uno dei più grandi problemi della Società attuale. Se non ci comportiamo da brave api previdenti, possiamo veramente chiamarci “moderni”? La quantità di materiali che scartiamo è veramente impressionante, dagli apparecchi elettronici -che “ci consigliano” di sostituire a brevi scadenze regolari- alle complesse confezioni degli alimenti, dagli abiti “usa e getta” ad ogni genere di suppellettili ed improbabili attrezzi dei quali “non possiamo fare a meno“. Già la raccolta differenziata dei rifiuti ed il recupero dei materiali aiutano molto ma… la frazione indifferenziata contiene parecchi rifiuti che: in inceneritore producono gas e fumi non tutti controllabili o filtrabili (compresa la CO2); in discarica provocano dispersioni in falda ed anche microplastiche che entrano nel ciclo dell’acqua e da lì fino agli alimenti nelle tavole da pranzo.

Non è semplice modificare prodotti e stili di vita ai quali ci siamo gradualmente abituati a partire dalla fine del secondo Conflitto mondiale nel 1945, e più ancora nel passaggio al nuovo secolo XXI. Tuttavia nuove ricerche e nuove filosofie sociali e produttive ci stanno provando: la Finanza e l’Economia etiche cominciano a prendere piede, appoggiando attività maggiormente complementari con l’ambiente vitale (“sostenibili” per usare un aggettivo del quale probabilmente si abusa ma che in fondo rende immediatamente l’idea). Se tutti noi riusciremo a comportarci in maniera intelligente e compatibile con un vero ben-essere, rifiutando le inutilità, saremo anche in grado di costringere i produttori di beni ad offrirci servizi più efficaci ed utili per davvero.

Contiamo di approfondire ciascuno dei sei punti indicati come capisaldi della cultura ambientale, anche portando alcuni esempi ed approfondimenti che siano utili per agire concretamente, ciascuno per quel poco o tanto che potrebbe fare.

– 29 giugno 2019 –  ss. Pietro e Paolo, onomastico della mia mamma!

di Giuseppe Donati

 

Aggiornamento 29 luglio 2019 – stamane lo scrittore e giornalista svizzero-ticinese Andrea Fazioli, che condivide pensieri e racconti nel suo blog in rete, ha passato in trasmissione Radio la canzone Un Albero di trenta Piani, in occasione della giornata del Sovrasfruttamento delle Risorse della Terra (Earth Overshoot Day). È interessante come una canzone degli anni Settanta presenti una così precisa e pungente sintesi di molti dei problemi che attanagliano il nostro Habitat: provate a ri-ascoltarla!

Sulla giornata del Sovrasfruttamento delle risorse alcune informazioni cliccando qui.

Giuseppe

Studi: Liceo Scientifico Legnano; Ingegneria Meccanica – Politecnico di Milano. Progettista e ideatore di meccanismi ed attrezzature oleo-pneumatiche, impianti automatici e robot meccanici industriali.

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